Durante i primi anni del mio percorso artistico, l’evoluzione della mia ricerca compositiva può essere posta nella prospettiva di un contesto storico-culturale esterno, tramite la constatazione che essa inizialmente affonda le proprie radici nella tradizione tonale classica e si rivolge quindi verso il passato, mentre in seguito si evolve, aprendo nuove prospettive per il futuro, in direzione di quelle che poi saranno l’estetica della catarsi e la tecnica della pan-modalità, formalizzate poco a poco tra il 2005 e il 2013.
Il principio base della mia concezione della musica contemporanea è il rifiuto dell’idea “progressista” della novità musicale, secondo cui l’unico criterio di valore è il “nuovo”, e l’unico modo di trovare il “nuovo” è di andare sempre “oltre” e “avanti”; sostengo al contrario che il criterio di valore fondamentale sia il “bello”, che esso si può e si deve trovare sia percorrendo vecchie vie, sia ricercando nuove vie, e che le nuove vie si possono anche trovare lungo strade lasciate inesplorate nell’esasperata corsa alla novità intrapresa dalla musica contemporanea nel XX secolo.
Il mio percorso compositivo (finora) attraversa quattro fasi estetiche, quella “romantica” (1992-1995), quella “surrealista” (1995-2004), quella “eroica” (2002-2008) ed infine quella “catartica” (dal 2010).

 

 

1. Fase romantica (1992-1995)

La domanda è d’obbligo: che senso ha fare esercizi di stile, scrivendo brani secondo un’estetica e una tecnica del XIX secolo? La risposta è che la musica è atemporale, e non esiste un’estetica (o tecnica) “migliore delle altre” e “obbligatoria” da seguire; che ci sia un’estetica (o tecnica) “migliore delle altre” e “obbligatoria” da seguire è una menzogna raccontata dai compositori di un po’ tutte le epoche (e in particolar modo da quelli della seconda metà del XX secolo) per tentare di dimostrare che i loro pezzi hanno più valore di altri, o per imporre una specifica estetica come “estetica del tempo”, che meglio esprime la condizione culturale attuale (il che ha ancora come scopo quello di tentare di dimostrare che alcuni pezzi hanno più valore di altri solo in virtù della loro appartenenza estetica). In realtà le differenti estetiche sono espressioni di diverse condizioni dello spirito umano, dello spirito delle singole persone, e quindi ogni singola persona in qualsiasi momento storico e culturale può trovare più affinità con questa o quella estetica. Quindi, non si può affermare storicamente che una certa estetica (o tecnica) è “migliore” o “più valida” di un’altra; si può al più constatare che in un certo periodo storico una certa estetica (o tecnica) è più o meno innovativa, più o meno fertile, più o meno diffusa o in voga. Di conseguenza, il valore di una composizione musicale non è necessariamente legato all’utilizzo di una tecnica o un’estetica innovative o particolarmente in voga, e si può scrivere buona musica anche con un’estetica (o tecnica) non innovativa o poco diffusa.
In sintesi, un compositore può indirizzare la sua ricerca in due direzioni: cercare di formalizzare ed utilizzare estetiche e tecniche nuove e fertili, oppure scrivere ancora buona musica con le vecchie estetiche e tecniche. Questa seconda direzione è stata seguita da grandi compositori in tutta la storia della musica, dando luce a indubbi capolavori: basti citare Bach, Mozart, Brahms, Rachmaninov e Morricone. Scrivendo i miei brani romantici, anch’io mi sono attenuto a questa tradizione.

 

2. Fase surrealista (1995-2004)

Dopo gli esperimenti compositivi romantici, ho cercato di iniziare a personalizzare il linguaggio musicale e la posizione estetica. Sono andato quindi nella prima direzione indicata sopra, ovvero tentare di formalizzare tecniche e estetiche nuove e fertili. Il risultato è stato quello che ho definito “surrealismo musicale”: mi sono sempre rammaricato che dopo l’impressionismo non sia esistito in musica, come in pittura, il surrealismo, ed ho quindi cercato di scrivere brani il cui senso estetico fosse non più suggerire atmosfere e accennare impressioni, come nell’impressionismo, ma dove, come nel surrealismo, venissero proposti elementi ed oggetti in sé riconoscibili e definiti, ma i cui significato e contesto risultassero traslati, trasformati e trasfigurati, tramite accostamenti, associazioni di pensiero e visioni della realtà inusuali-irrazionali-inconsce-soggettive, piuttosto che ordinarie-razionali-consce-oggettive.
Il linguaggio musicale utilizzato per realizzare questa “estetica surrealista” è un’evoluzione del linguaggio impressionistico, in cui cerco di sistematizzare l’uso di particolari tipi di accordi complessi (fino alle undicesime e tredicesime di vario genere) definendone la struttura e le varie possibilità di connessione; in particolare, ho unito gli aspetti più “estremi” di Debussy (che perlopiù collegava tra loro accordi secondo rapporti non tonali, ma utilizzava armonie non particolarmente complesse, in genere accordi perfetti, settime o none) e di Ravel (che perlopiù utilizzava accordi più complessi o “sporchi” di Debussy, ma in genere collegati secondo più tonali), collegando quindi accordi complessi secondo rapporti non tonali.

 

3. Fase eroica (2002-2008)

I brani “eroici” risentono della volontà di distaccarsi dal carattere perlopiù sognante ed intimista dei brani “surrealisti”, introducendo una maggiore drammaticità e potenza nelle opere. Se l’estetica surrealista sottintende una posizione piuttosto distaccata dell’artista dal mondo reale, o comunque disinteressata rispetto ad esso, l’estetica eroica vede il compositore interrogarsi sulla sua posizione nel mondo reale, e sullo scopo della sua arte: seguendo un concetto tipicamente romantico, l’artista nelle sue opere rappresenta le contraddizioni e le difficoltà del mondo reale, e il suo sforzo esemplare per affrontarle e risolverle. In particolare, il compositore eroico oggi deve contrapporsi alle due estetiche nichiliste del XX secolo, ovvero l’estetica dell’ingenuità e quella del malessere, e superarle attraverso una musica che di nuovo dia all’uomo il senso dell’affrontare le difficoltà, non limitandosi quindi solamente a denunciarle criticandole (estetica del malessere), o a ignorarle ritirandosi nell’autocompiacimento (estetica dell’ingenuità). Questi aspetti non verranno formalizzati fino al 2007, così come i concetti di “estetica dell’ingenuità” e di “estetica del malessere” e lo stesso termine di “estetica eroica”; pertanto esso viene utilizzato qui retroattivamente per descrivere quelle opere che, pur non essendo state scritte sotto la “bandiera” dell’estetica eroica, ne condividevano già l’idea e il senso.
Dal punto di vista del linguaggio e della tecnica, agli espedienti descritti sopra per la tecnica surrealista si affiancano una maggiore libertà nel vocabolario armonico ed un uso più intenso del cromatismo. Il linguaggio in sé quindi non è sostanzialmente diverso da quello descritto come “surrealista”, a testimonianza che una tecnica ed un’estetica non si implicano reciprocamente (una stessa estetica può essere realizzata con più tecniche, e uno stessa tecnica può rivelarsi utile per esprimere più estetiche). Il suo utilizzo, peraltro, è necessariamente diverso, indirizzato verso le maggiori drammaticità ed intensità espressive che si vogliono rappresentare. Nei brani eroici sono inoltre presenti i primi esempi di scrittura modale, che preludono quindi alla pan-modalità.

 

4. Fase catartica/pan modale (dal 2010)

L’estetica della catarsi, e la tecnica della pan-modalità che ne è il corrispettivo tecnico, vengono elaborate poco a poco a partire dal 2005 al 2013. Essendo il progetto “ars modi – l’arte del modo” la concretizzazione della catarsi e della pan-modalità, considero appartenere all’estetica catartica solo le opere appartenenti al progetto “ars modi – l’arte del modo”.
Ecco le tappe principali in cui si sono evolute le definizioni della catarsi e della pan-modalità:

25.11.2005 – CONSIDERAZIONI ESTETICHE (Tesi di dottorato “Sistematica delle altezze”) LEGGI

27.11.2007 – LA MIA MUSICA (Libretto del CD “Piano Quintet”) LEGGI

26.06.2012 – ESTETICA DELLA GLORIA (Online su questo sito) LEGGI

26.06.2012 – TECNICA DELLA PAN-MODALITÀ, prima versione (Online su questo sito) LEGGI

01.03.2013 – ESTETICA DELLA CATARSI, prima versione (Online su questo sito) LEGGI

11.09.2013 – ESTETICA DELLA CATARSI, seconda versione (Online su questo sito) LEGGI

11.09.2013 – TECNICA DELLA PAN MODALITÀ, seconda versione (Online su questo sito) LEGGI

 

Ed ecco i testi attuali che descrivono l’estetica della catarsi, la tecnica della pan-modalità e la musica catartica:

27.04.2014 – IL MANIFESTO DELLA MUSICA CATARTICA (Online su questo sito) LEGGI

27.04.2014 – LA TECNICA DELLA PAN MODALITÀ (Online su questo sito) LEGGI