Manifesto della musica catartica (online 2014.04.27)
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La musica e l’arte in generale durante la seconda metà del XX secolo sono state dominate principalmente da due aspetti estetici diametralmente opposti. Queste estetiche possono essere giustamente considerate come prodotti del loro tempo ed espressione dello spirito culturale di un mondo segnato da due guerre mondiali e da diversi tipi di totalitarismo e dogmatismo. Li consideriamo come ormai sterili, obsoleti e superati e proponiamo che la musica e l’arte debbano assumere nuove prospettive e seguire nuove strade.
La prima posizione estetica è l’espressione di un’arte che mette in discussione una società e una cultura che non approva, di cui non condivide gli ideali, e che vuole cambiare o rinnovare. Di conseguenza, la sua caratteristica principale è un atteggiamento contestatore, decostruzionista e innovativo. Con questi nuovi obiettivi la classica ricerca della “bellezza” ha perso la sua importanza, portando alla perdita di criteri per definire ciò che è arte e cosa non lo è, alla realizzazione di opere poco attraenti e incomprensibili e all’alienazione dell’arte dalla società; nella musica, c’è stata anche un’alienazione dalla maggior parte dei musicisti. Il risultato percettivo ed estetico di questa concezione è il malessere; metafora del malessere che questo tipo di arte prova per la società. Quindi definiamo questa posizione estetica come l’estetica del malessere. È diventato il segno distintivo dell’Accademia e ha creato un’egemonia che decide in modo indipendente e autoreferenziale quali correnti artistiche sono artisticamente valide e agisce sistematicamente contro le correnti “non allineate” che non seguono i suoi dogmi. Nella musica, l’estetica del malessere si è espressa principalmente attraverso la (meta-) tecnica dell’estrema, deconimista atonalità: “Atonalità”, perché si basa sulla sua opposizione alla tonalità tradizionale (quella costruita su scale tradizionali e sulla gerarchia tonale) e “Estremo e decostruzionista”, perché porta questo rifiuto agli estremi. Attraverso le varie tecniche specifiche che si sono susseguite nella seconda metà del 20 ° secolo (dodecafonia, serialismo, musica aleatoria, musica del rumore, musica microtonale, spettralismo …), non ha solo respinto le scale tradizionali e la gerarchia tonale, ma ha anche smantellato tutti gli altri elementi musicali (ritmo, armonia, melodia, timbro, temperamento …).
Il secondo punto di vista estetico può essere visto come una reazione estrema all’estetica precedente. È un’arte che non critica né contesta la società, ma che in qualche modo desidera ristabilire una relazione. Eppure lo fa placandolo, passando dall’estrema critica di prima a un altro approccio estremo di negare che ci sia qualche problema e, soprattutto, identificando la “società” con un “vasto pubblico”. Anche qui i criteri per definire cos’è e cosa non è andata persa: le uniche cose che rimangono sono il successo commerciale e l’apprezzamento di un vasto pubblico. Il risultato percettivo ed estetico è quello della musica piacevole, rilassante, semplice e comprensibile, ma banale e ingenua; altrettanto banale e ingenuo è l’atteggiamento di coloro che nell’arte cercano solo piacere, evasione e fuga dalla realtà. Quindi definiamo questa posizione estetica come l’estetica della banalità. È il segno distintivo dell’arte populista e commerciale (se possiamo chiamarla “arte”) e ha creato un generale abbassamento del gusto artistico verso i modelli promossi dai media e dai poteri commerciali. Nella musica, l’estetica della banalità si è espressa principalmente attraverso la (meta-) tecnica della tonalità diatonica tradizionale: le varie correnti compositive specifiche tipiche dell’estetica della banalità (neo-romanticismo, neo-tonalità, nuova semplicità, minimalismo, musica ambientale , la musica new age …) non hanno fatto altro che riportare la vecchia tonalità, diluendola in gran parte in pallide versioni diatoniche.
Ora ci troviamo in una situazione dialettica in stile hegeliano: l’estetica del malessere e l’estetica della banalità sono una tesi e un’antitesi priva di forza in sé: sono obsolete, sterili e superate. Intendiamo superare questa situazione con una nuova posizione, l’estetica della catarsi, che prende i lati positivi dei due approcci estetici, conciliando la ricerca intellettuale, le critiche e la complessità di una parte, con l’appello e la comprensibilità di l’altro. Questa posizione estetica è più adatta delle altre ai problemi della cultura e della società odierna: invece di criticarle (malessere) o eluderle (banalità), la nuova posizione può essere definita come “critica costruttiva”. Nella musica, suggeriamo di cercare nuove tecniche compositive, che possano offrire un’alternativa sia all’estrema decongruzionismo dell’atonalità sia alla tonalità tradizionale (non solo alla tonalità diatonica), e che può creare, anche qui, una nuova sintesi; un primo possibile esempio di tecnica di questo tipo è la modalità pan. Insieme, l’estetica della catarsi e le tecniche appropriate daranno vita alla nuova musica catartica. Il termine “catarsi” (suggerito dal compositore tedesco Martin Münch) si riferisce all’idea (aristotelica e nietzscheana) della funzione catartica della musica e sottolinea l’idea di liberazione e purificazione dall’estetica del malessere e della banalità.

Versione: 27 aprile 2014
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