La tecnica della pan-modalità

Due meta-tecniche hanno dominato la scena della musica “colta”, o “d’arte”, nel XX secolo.

La prima meta-tecnica è collegata all’estetica del malessere, ed è la “atonalità tradizionale”. Atonalità, in quanto porta alle estreme conseguenze (attraverso diverse tecniche specifiche come dodecafonia, serialismo, alea, microtonalità, spettralismo…) il rifiuto della tonalità particolare/storica (quella classica basata sulle scale maggiori e minori e sui loro sviluppi cromatici) e della tonalità generale/a-storica (ovvero il mero fatto di creare gerarchie tra i diversi elementi del materiale sonoro). Definisco questa atonalità “tradizionale”, perché in ormai più di un secolo di vita (Schönberg ha scritto l’op. 11 nel 1908-1909 e l’op. 19 nel 1911) non ha saputo sciogliere il legame tra la necessità di non utilizzare più la tonalità particolare/storica e la scelta di non utilizzare più nemmeno la tonalità generale/a-storica.

La seconda meta-tecnica è collegata all’estetica dell’ingenuità, ed è la “tonalità tradizionale”. Riutilizzata in diverse salse da diverse correnti compositive (neo-romanticismo, neo-tonalità, nuova semplicità, minimalismo…), non ha in realtà apportato nulla di veramente nuovo nel panorama musicale.

La pan-modalità intende situarsi a metà strada tra le due meta-tecniche: può essere definita al contempo come “atonalità non tradizionale” e come “tonalità non tradizionale”. Come l’atonalità rifiuta la tonalità particolare/storica ed accetta la necessità di svincolarsi da un sistema compositivo ormai esausto, come la tonalità accetta invece la tonalità generale/a-storica ed accetta la necessità di svincolarsi da un sistema inascoltabile. Come si risolve questo dilemma? Sciogliendo appunto il legame, posto da Schönberg e poi mai messo in discussione, tra tonalità particolare/storica e tonalità generale/a-storica. Ovvero, vedendo come esiste la possibilità di ricreare una gerarchia ed un ordine tra gli elementi sonori, pur senza utilizzare le scale tradizionali. Questa possibilità è data dai MODI: preservano la gerarchia interna, ma si distinguono dalle scale tradizionali. Alcuni compositori del XX secolo hanno intrapreso la via della modalità (Bartok, Messiaen, Ligeti…), ma senza la sistematicità e la convinzione sufficienti a scalzare il predominio dell’atonalità. Nel temperamento equabile duodecimale esistono 2048 modi, generati da 352 scale. Ogni scala (a parte quelle a trasposizioni limitate) genera tanti modi quante sono le note da cui è composta: ogni nota può quindi essere una tonica, una finalis. La lista completa delle 352 scale è stata fornita curiosamente nello stesso anno (1954) da Edmund Costère (Lois et styles des harmonies musicales – Presses Universitaires de France, Paris) e da George Perle (The possible chords in twelve tones music – The Score n. 9). Curiosamente la ricerca seguita a questa fondamentale scoperta è stata tutta indirizzata verso la ricerca atonale, a testimoniare di quanto il clima dell’epoca addirittura impedisse di poter vedere sviluppi in altre direzioni. La pan-modalità quindi è quella tecnica compositiva che vuole utilizzare in maniera più ampia e sistematica possibile i 2048 modi generati dalle 352 scale nel temperamento equabile duodecimale (e – perché no? – anche tutte le scale e i modi di altri temperamenti equabili), mantenendo il concetto di tonica e di gerarchia.

La pan-modalità ricorda come termine la pan-tonalità di Schönberg. Anche qui è evidente però la concezione diametralmente opposta di due concetti apparentemente simili. Con “pan-tonalità” Schönberg voleva dire che ormai la tonalità si era talmente allargata in senso cromatico che ogni nota indifferentemente poteva fungere da tonica e che venivano praticamente sempre usate tutte le 12 note della scala; quindi, tanto valeva dismettere il concetto di tonica e gerarchia e utilizzare indifferentemente le 12 note. Con “pan-modalità” voglio invece dire che si può trovare nuovo e fecondo spazio compositivo mantenendo il concetto di gerarchia e di tonica, a patto che lo si ricerchi all’interno di nuove scale e di nuovi modi. D’altronde, fra tonalità tradizionale e dodecafonia, sono state utilizzati una manciata di scale o modi (quella cromatica, quella diatonica per i modi maggiore e minore, e alcune altre scale per le varianti di questi modi principali – per esempio la scala minore melodica o armonica non sono scale diatoniche); e pochi più dalla sporadica ricerca modale del XX secolo: restano quindi inesplorate gran parte delle 352 scale e dei 2048 modi!

Infine, bisogna chiarire la relazione che pan-modalità e tonalità hanno con la modalità. In senso a-storico, modalità e tonalità coincidono nello stesso concetto di “insieme di note con una nota fondamentale”. In senso storico, esse invece si distinguono, dando luogo alla modalità antica (basata fondamentalmente su 4 dei 7 modi della scala diatonica) e alla tonalità tradizionale (basata su 2 modi della scala diatonica e su alcune loro varianti, che sfociano in altre scale). Si può quindi proporre uno schema di questo tipo:

Tonalità a-storica = Modalità a-storica

Tonalità storica ≠ Modalità storica

Pan-tonalità ≠ Pan-modalità