2007.01.09 Compositore ed interprete d’eccellenza

Heidelberg, 3 gennaio 2007 (pianoforte solo)
Settimana pianistica ad Heidelberg – Edoardo Bruni ospite al DAI

Di Klaus Roβ

La settimana pianistica ad Heidelberg, organizzata presso il DAI (Istituto di cultura americano-tedesco), ha assunto quest’anno un fascino particolare non da ultimo per la presenza di alcuni pianisti che si sono esibiti (anche) con opere proprie ed hanno così conferito allo strumento una vivacità di repertorio fresca e moderna. Dopo Martin Münch, fondatore del festival, nella seconda serata si è esibito Edoardo Bruni, un giovane italiano che ha dimostrato una straordinaria maturità creativa e un’elevata consapevolezza formale quale interprete e componista.

Bruni (classe 1975) si è diplomato al conservatorio ma ha conseguito anche una laurea in filosofia. Ha poi proseguito gli studi con un dottorato in musicologia. Un vero talento multiforme dunque, la cui superiorità artistica poggia chiaramente su numerosi fondamenti. Momento centrale della prima parte del concerto è stata l’unione davvero suggestiva di una selezione dai “Valses nobles” e dai “Valses sentimentales” di Schubert con il ciclo di Ravel “Valses nobles et sentimentales” (1911), il cui titolo e gesta fanno riferimento espressamente a Schubert. Allo stesso modo, lo stile esecutivo di Bruni, con la sua trasposizione, sensibile nella sonorità, della semplicità di Schubert e della raffinatezza di Ravel ha inaugurato un cosmo danzante dei più sfaccettati. A cornice di questa originale coppia di compositori sono stati eseguiti tre graziosi valzer minori di Edvard Grieg (dai “Pezzi lirici”) e tre valzer composti dallo stesso Edoardo Bruni, che, con la loro eleganza appresa da Ravel, rivelano già il grande talento creativo dell’artista italiano originario di Trento.

Nella veste di eloquente virtuoso sul terreno russo, all’inizio della seconda parte, Bruni si è esibito con le “Danze fantastiche” op. 5 di Shostakovich, con l’ “Etude-tableau” in Do diesis minore op. 39 n. 5 di Rachmaninov, con gli Studi in Do diesis minore op. 42 n. 5 di Skrjabin e con “Capuleti e montecchi” di Prokofiev. A buon diritto, il brano scelto per chiudere degnamente il concerto è stata la sonata per pianoforte (suddivisa in quattro tempi) composta da Bruni nel 2002, brano che, nella sua fusione esteticamente pulita e formalmente proporzionata di elementi neoclassici e (tardo-) romantici, svela un percorso individuale affascinante, lontano dai dogmi avanguardistici, estremamente suggestivo nella toccata in stile di scherzo e nel multiforme tempo di variazione dall’originale carattere modale.

Traduzione: Francesca Leoni

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